dog-meat-2-847x600Animals Asia Italia ci invia questo importante articolo scritto con l’aiuto dell’associazione CARE, impegnata nel luogo a porre fine a questa crudele pratica.

I Bok Days sono i tre giorni più caldi dell’anno nel calendario lunare. Durante l’estate, la gente mangia cibo caldo, in particolare zuppe: credono faccia particolarmente bene alla salute. La cosiddetta Boshintang, (zuppa di carne di cane), è una specialità che va per la maggiore. Quest’anno i Bok Days si svolgono il 13 luglio, il 23 luglio e il 2 agosto. La carne di cane si mangia tutto l’anno in Corea del Sud, ma più spesso in estate.

Diciamo che i Bok Days, a differenza del famigerato evento di Yulin, in Cina, non rappresentano esattamente un festival.

Ovviamente, come del resto in tutta l’Asia, la pratica non passa inosservata e crea violenti scontri. Per prima cosa occorre dire che la stessa legge è tutt’altro che chiara – l’attività non è propriamente regolata ma la Corea del Sud è l’unico stato dove di fatto esiste un sistema di allevamento dei cani per la loro carne, alla stregua di ciò che normalmente avviene con il bestiame. C’è da dire, tuttavia, che è difficile collocare esattamente questa pratica, dato che per alcune leggi i cani sono bestiame e per altre no.

L’associazione CARE ha ingaggiato lo studio legale indipendente Yoon & Yang LLC, al fine di condurre una completa analisi di questa industria (febbraio 2012).

Il risultato più importante dell’indagine ha evidenziato che oltre alla mistificazione e all’ignoranza che pervade l’opinione pubblica coreana, anche le leggi sull’industria di cane sono esse stesse contradditorie e confuse.

Per esempio:

  1. Secondo la nomativa relativa all’industria del bestiame, il termine “bestiame” – livestock in inglese – include anche i cani, come specificato da un’Ordinanza del Ministero per il Cibo, l’Agricoltura, l’Ambiente e la Pesca. In ogni caso, l’allevamento dei cani NON rientra nelle attività di allevamento del bestiame, e questo secondo l’Articolo 22 del Livestock Industry Act.
  1. Sotto la Legge sul Controllo Sanitario dei Prodotti derivanti dall’Allevamento del Bestiame – il termine “livestock” NON include cani; ma in accordo con l’Articolo 3, “salvo disposizioni contrarie a questa norma, la Food Sanitation Act verrà applicata a ogni prodotto derivante dal bestiame”, e la Food Sanitation Act si applica alla carne di cane.
  2. Sotto la Food Sanitation Act, il termine “cibo” significa qualsiasi tipo di materiale edibile e bevanda (comprese quelle assunte come medicine). Dunque, la carne di cane è considerata cibo sotto questa legge.
  3. Sotto la Legge sulla Gestione e l’Uso degli Escrementi, il termine “bestiame” include anche cani e altri animali domestici secondo quanto espresso in un decreto presidenziale. Inoltre, un decreto di implementazione della Legge sulla Gestione e l’Uso degli Escrementi, specifica che una fattoria di cane, che ha una grandezza superiore ai 60 metri quadri, dovrebbe essere attrezzata con le adeguate aree di smaltimento rifiuti.

Web1Dal momento che la classificazione dei cani rimbalza da una sezione all’altra, tra ciò che è bestiame e ciò che non lo è, la legge non è neppure in grado di stabilire cos’è un cane: in questo modo non si crea altro che confusione nell’opinione pubblica-  che non capisce la distinzione fra “pet dogs” e “meat dogs” – bestiame e non-bestiame.

Ovviamente tutto questo senza nemmeno affrontare la questione della liceità di simili comportamenti. La legge riflette tendenze contradditorie, nonostante il business sia decisamente malvisto e minoritario nel paese.

CARE – brillante associazione che opera in Korea, www.dogisdog.orgfromcare@hanmail.net- ha condotto sotto copertura una approfondita indagine sul mercato della carne di cane durata oltre un anno.

È naturalmente molto importante confrontarci con questa diversa prospettiva – decisamente altra da quella cinese, dove NON esiste una vera industria di carne di cane.

Qualcuno sostiene che mangiare carne di cane rappresenta una tradizione culinaria coreana molto antica, e pertanto destinata a perdurare nel tempo. Molti, anche coloro che non si ritengono mangiatori di cani, la difendono quale tratto distintivo nazionale, vessillo di una espressione culturale ispirata alla libertà di questo popolo. Siccome esiste dalla notte dei tempi, si dice, deve pur essere ricompresa nel novero delle attività culturali. Ovviamente l’incontro fra cultura e tradizione non è così pacifico come si vorrebbe far credere.

Per esempio, le pratiche sociali che riteniamo afferenti alla nostra cultura, davvero si tramandano sempre di generazione in generazione?

Non c’è alcun valore nel riproporre inalterata una praticata culturale più volte criticata e messa al bando, non importa se è passata attraverso il giudizio di molte generazioni. Per esempio, la caccia alla volpe è stata abolita in Inghilterra nel 2004; la corrida in Catalogna nel 2011; il cosiddetto Loto d’oro in Cina nel 1949 e lo schiavismo nella Corea del Sud nel 1894. Per non parlare, nella stessa Corea del Sud, dell’abolizione delle fattorie della bile e dei combattimenti fra galli. Nonostante permangano pratiche specifiche in seno a ogni paese, non possiamo negare che nel mondo si è affermata una comune comprensione globale e una diversa coscienza collettiva – soprattutto in riferimento alle attività che implicano, comportano o si fondano sulla crudeltà.

Korean-Dog-4-2010-3Secondo alcuni, in questo paese la pratica di mangiare carne di cane è cominciata intorno al 1950, a causa della penuria di cibo. Come detto in precedenza, la cosa è irrilevante; soprattutto quando l’attività non rispecchia più la moralità collettiva – non importa a quale storia o cultura sia appartenuta, diventa comunque irrilevante per la società moderna. Negli ultimi 20 anni in Corea del Sud il consumo di carne di cane ha avuto prevalentemente finalità commerciali e non ragioni culturali. Di questo ne è prova il fatto schiacciante che il consumo è nettamente minoritario, e solo l’1% dei ristoranti vende carne di cane. Senza passare sotto silenzio l’argomento che le alternative in campo rendono questa pratica decisamente superabile.

Gli animali godono di molta più considerazione ai giorni nostri in Corea del Sud. Non è più possibile accettare supinamente l’esercizio di forme di crudeltà programmate e rituali, in nome della cultura o della tradizione. Per esempio è proibito cibarsi di carne di animali selvatici per effetto della Law On Protection of Wildlife del 1999.

Per quale ragione allora non viene bandito il consumo di carne di cane?

Oltre 10 milioni di sudcoreani allevano i cani come compagni domestici e condividono con loro, da lungo tempo ormai, gioie e dolori della vita. Ecco perché mangiare carne di cane turba così profondamente una parte consistente della popolazione. Chi smarrisce il proprio cane ha sempre il timore che gli sia stato rubato per finire nelle pignatte di qualche ristorante.

Da questa pratica minoritaria derivano inoltre gravi danni commerciali all’immagine del paese, che a livello internazionale creano una incolmabile distonia fra i progressi tecnologici e informatici mirabilmente raggiunti e l’usanza culinaria – quest’ultima non certo in grado di esprimere alcuna forma di modernità o avanzamento.

Hong Kong, Singapore, Taiwan e le Filippine hanno già abolito il consumo di carne di cane, ma non esistono al mondo paesi che abbiano mai legalizzato tale industria.

South Korea. DogsC’è differenza fra cani domestici e cani allevati per la propria carne?

In Corea i cani possono essere allevati per svariati motivi, ma ogni razza di cane può finire in tavola. L’insolvibile contraddizione consiste nell’idea che da un lato i cani, come tutti gli animali, dovrebbero essere cibo; dall’altro ci sono dei cani che sono per così dire meno cibo di altri; ossia, essendo animali domestici, non dovrebbero essere mangiati – soprattutto quelli con il pedigree.

Questo è uno dei vetusti argomenti nazionalistici. Ovviamente è impossibile stabilire una linea di demarcazione fra animali che pur della stessa specie godono di diritti e oneri decisamente antitetici – meat dogs e pets dog è la destinazione d’uso di queste creature. Alla fine, poi, anche questa dicotomia dismaga non appena subentra una qualche occasione economica, per cui non si bada troppo alla razza quando sono in gioco le leggi del mercato. Basti pensare agli esemplari troppo adulti, alle femmine che non possono più partorire e in genere a tutti quelli che non raggiungono gli standard desiderati.

Poi c’è quel genere di nefandezze comuni a ogni latitudine di questo pianeta. Per esempio sbarazzarsi di esemplari cresciuti troppo. Ovviamente i canili non possono accoglierli e così la questione del randagismo trova un diverso e più crudele esito nei mercati. Qualche canile li vende per ridurre i costi nella somministrazione di cibo o farmaci, o perché non vuole spendere per praticare l’eutanasia.

CARE ha più volte denunciato nel corso di ripetute indagini questa doppia morale praticata dai canili, autentiche dog farms- luogo di accoglienza e anticamera di morte per i cani ospitati.

Nel 2010, un canile nella città di Gumi è stato colto in flagrante mentre macellava e mangiava gli animali che aveva “salvato”. Si contano oltre 400 canili in tutto il paese, la maggior parte dei quali manca delle più elementari norme igieniche e dei necessari controlli, ragione per la quale è facile che diventino oggetto di un commercio crudele e illegale.

Questo dimostra che è letteralmente impossibile distinguere fra i vari allevamenti, e la destinazione d’uso degli animali ivi rinchiusi: un cane incustodito può sempre diventare carne da mangiare per qualcuno.

I cani in Sud Corea sono gli unici animali ad essere allevati sia come compagni nelle case della gente sia per la loro carne.

La logica che i cosiddetti meat dog siano diversi dai pet dog è solo una strategia utilizzata da chi è mosso da meschini interessi per promuovere il consumo di carne, e mangiare così la specie animale più amata in Corea.

Activists+Protest+Against+Eating+Dog+Meat+fBusJvvknHClPerché non legalizzare l’industria della carne di cane in modo che venga regolata dal Governo?

Come ha già ampiamento mostrato Animals Asia, il problema della regolamentazione è un falso problema – perché in questa maniera si offre all’industria la possibilità di operare indisturbata – dato che la caratteristica principale di simili attività è un atteggiamento di fondo crudele e criminoso. Ciò che molto spesso ci rifiutiamo di credere è che le altre industrie della carne – nonostante si muovano nel pluteo di leggi che dovrebbero garantire e tutelare i potenziali consumatori – si comportano esattamente nella stessa maniera, trattando gli animali in modi inenarrabili e senza alcuna precauzione igienica. Ai maiali viene rimossa brutalmente la coda e ai pulcini il becco – solo per essere stipati in minuscoli spazi o in gabbie dove non possono nemmeno essere contenuti. Le leggi a protezione degli animali in molti casi non servono a nulla, anzi; se si beccano qualche infezione vengono sepolti vivi. Nel 2011, durante l’epidemia di afta epizootica, sono stati uccisi approssimativamente 8.8 milioni di animali fra mucche, maiali, polli e anche cani, tutti ovviamente sepolti vivi nel tentativo di controllare la propagazione del virus.

Non può esserci alcuna compassione per gli animali che vengono legalmente allevati per la loro carne.Se l’industria della carne di cane fosse legalizzata, potrebbero succedere cose ancora più gravi, per esempio, nel caso specifico si potrebbero rompere i timpani agli animali in modo da renderli meno rumorosi.

Essendo poi individui piccoli, gli allevatori non avrebbero scrupoli a macellarli spacciandoli per polli e viceversa. I cani sono carnivori diversamente dalle altre specie di bestiame, e se si trovano in condizioni di particolare stress rischiano di ferirsi e uccidersi vicendevolmente. È impossibile allevare un gruppo di cani in un piccolo spazio. Regolarizzare il mercato non aiuterà i cani ma li condannerà a una sofferenza ancora più atroce.

Si ritiene che la carne di carne “rinfreschi”, ecco perché viene consumata in estate, mentre in Vietnam e Cina si tratta di un piatto soprattutto invernale. Oltre alle leggende metropolitane che fioriscono sempre e solamente in accordo con gli interessi dei produttori – per esempio ricorre spesso la convinzione che renda gli uomini più virili, o che il suo contenuto proteico sia superiore a quello delle altre specie animali – le condizioni igieniche nelle quali vengono allevati dovrebbero destare serie preoccupazioni, considerando il modo in cui si propagano virus e patologie canine, filaria, colera, trichinellosi, che possono direttamente compromettere la salute umana. Be’, non ci sarebbe bisogno di menzionare l’uso estremo degli antibiotici al solo scopo di mantenerli il più possibile in vita in questo orribile stato. Come forse saprete, si ritiene che l’epidemia di quella che divenne presto la SARS sia cominciata in un mercato di animali vivi in Cina, nella provincia di Guandong, dove si trovavano fianco a fianco cani, gatti e altri animali selvatici come cervi e serpenti. Il cibo ormai in decomposizione viene bollito con antibiotici e conservanti e servito ai cani insieme ai resti – prevalentemente organi interni – degli animali già macellati – cani che mangiano cani.

E se fossero allevati “umanamente”?

La questione non è altro che un gigantesco ossimoro. Non può esserci vera protezione degli animali quando questi vengono classificati come cibo e tutto ciò che importa è il profitto. Tagliare il becco dei polli, la coda o i denti dei maiali per prevenire che si feriscano, sono pratiche che non vengono classificate fra gli abusi commessi nell’industria del bestiame.

C’è da aggiungere che i cani sono prevalentemente carnivori e anche se ora sono diventati onnivori, il loro istinto resta immutato ed è facile che in condizioni di stress e spazi ristretti diventino frequenti atti di cannibalismo che si rivelano letali (in una gabbia di 60 cm x 1 metro vengono stipati normalmente 5 cani durante il viaggio verso il macello, che può durare anche due giorni). L’idea malsana che soggiace a un tale bieco protocollo, è che meno spazio a disposizione si traduca inevitabilmente in minori possibilità di aggredirsi e mordersi. La conseguenza scontata, una volta legalizzata l’industria, è che agli animali vengano rimossi i denti per evitare simili inconvenienti.

Passiamo sotto silenzio i metodi di macellazione, non tanto e non solo perché una loro descrizione non avrebbe nulla di umano, dato che a siffatte e profonde abiezioni dello spirito è sovente preferibile non aggiungere colore alcuno; c’è invece un punto che riguarda l’immaginario collettivo locale – mai suffragato da nessuna prova neppure empirica – ossia che la crudeltà e la violenza esibita nei macelli serva a rendere gli individui che la mangiano più vigorosi. Come? L’animale che soffre atrocemente e ha paura produce tanta adrenalina, che si trasmette come per assimilazione nel corpo di chi ne fagocita la carne.

Al di là di simili pregiudizi, e all’orrore raccapricciante che tali tradizioni e ideologie aspergono sul nostro rimostrato atteggiamento etico, rimane sullo sfondo una questione che meriterebbe una risposta certa; seppure, ahinoi, ancora utopica. Ammesso che non esistano, secondo la campagna portata avanti da Care, distinzioni fra meat dog  e pet dog – e del resto anche dalle nostre parti pochi ancora si sognerebbero di dire che c’è differenza, o meglio differenza di specie, fra randagi e cani di razza… o almeno è qusto che speriamo candidamente - basta davvero l’evoluzione di un animale e il suo rapporto con l’uomo a decretarne ora il suo status metafisico e morale? non hanno anche i cani subito tali e tanti incroci sì da essere quello che noi abbiamo voluto fossero e null’altro, esattamente come buoi, polli e vitelli? Non è un caso che la redenzione di molte specie animali passi proprio dai moderni studi di etologia, volti ad analizzare se anche le bestie condividono con noi certi neuroni, l’empatia, riti sociali vari e forme più o meno complesse, secondo i nostri mutevoli giudizi, di intelligenza e creatività.  Se un porco è sempre stato cibo e non compagno, questo è sufficiente a considerarlo tale a vita? I cani, allora, non si mangiano solo perchè per tradizione e “cultura” non sono mai stati cibo?

2 Comments

  • Rispondi
    Maria
    23 settembre 2015

    CAN HUMANS REALLY BE SO CRUEL ???
    IT’S A TREMENDOUS SHAME !!!!!
    PLEASE SAVE ALL ANIMALS!!!!!!!!

  • Rispondi
    Maria
    23 settembre 2015

    SAVE THE ANIMALS !

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