WINKLER SCRIVE LIBRI PER AIUTARE CHI HA LO STESSO PROBLEMA.

MILANO – Se provate a chiudere gli occhi e a pensare al Fonzie di Happy Days, le prime cose che vi vengono sono di certo il giubbotto di pelle nera, la moto Triumph Trophy TR5 del ‘49 (che fra l’altro non guidava nemmeno lui, ma veniva spinta in scena dai tecnici e che andrà all’asta il prossimo 13 novembre a Los Angeles per 90mila dollari) e quel pollice alzato, accompagnato dal caratteristico «eeeeeehi», che sono poi diventati il suo marchio di fabbrica transgenerazionale. E pensare che quello slogan che l’ha reso tanto famoso è nato assolutamente per caso e per colpa della dislessia, di cui però Henry Winkler, ovvero l’attore che ha dato corpo e soprattutto fiato al personaggio di Arthur Fonzarelli, detto appunto Fonzie, non sapeva di soffrire fino ai 31 anni. «Quando ho cominciato a recitare in Happy Days – ha raccontato Winkler al Times – la mia dislessia non era stata ancora diagnosticata, ma siccome imparare le battute era davvero difficile per me, riducevo interi paragrafi ad un unico suono: eeeeeeehi, appunto. Del resto, non ho mai trovato semplice imparare i dialoghi di scena e l’ho sempre fatto molto lentamente, passando e ripassando sopra ad ogni singola frase e leggendola ad alta voce, una parola alla volta. Ma avevo scoperto che mi era d’aiuto ridurre la lingua ad un unico suono e così è nato “eeeeehi”, che ho poi imparato ad usare con diverse intonazioni, facendo in modo che indicasse tutta una serie di situazioni da “ho fame” a “non immischiarti con me”».

DIFFICOLTA’ – Una difficoltà di apprendimento che aveva influenzato in negativo anche la vita scolastica di Fonzie/Henry, al punto di spingerlo ad odiare la scuola. «Per me andare a scuola era come scalare il Monte Everest senza vestiti – ha continuato il 65enne attore, fra i principali sostenitori della “My Way! Campaign” voluta dal governo inglese per combattere la dislessia e che farà tappa all’Unicorn Theathre di Londra domenica prossima – e non avevo assolutamente fiducia in me stesso, perché tutti mi dicevano che ero pigro, svogliato, stupido e non all’altezza delle mie potenzialità. E’ stato davvero molto arduo mettere d’accordo quello che la gente diceva di me con i sentimenti che avevo dentro e che provavo. Non ho mai pensato di essere stupido e, di certo, non volevo esserlo. Ma è stato solo all’età di 31 anni che ho scoperto di essere dislessico, dopo che al mio figliastro Jed era stata diagnosticata la stessa malattia. Ricordo che la prima cosa che ho provato è stata una grande rabbia, perché ho subito pensato che tutti quei brutti sentimenti che avevo provato in passato erano stati inutili e che se solo lo avessi saputo prima, avrei potuto dare un nome alla mia condizione».

SCRITTORE – E proprio per evitare che altri bambini potessero soffrire come lui di quella stessa mancata diagnosi che ha caratterizzato quasi metà della sua vita, Winkler si è messo a scrivere libri per ragazzi: la fortunata serie si intitola Hank Zipzer e racconta la storia di Hank (Henry da piccolo per sua stessa ammissione), un bambino dislessico che attraverso le sue avventure spiega ai giovani come lui come migliorare l’apprendimento ed avere fiducia in se stessi. Un lavoro imponente (siamo già arrivati al libro numero 17 della collana), premiato di recente con la nomina della Regina Elisabetta all’Ordine dell’Impero Britannico per Winkler . «Non so se la Regina sia una fan di “Happy Days” – ha scherzato l’attore in un’intervista rilasciata lo scorso agosto proprio al Corriere della Sera per presentare I Never Met An Idiot On The River (ovvero, «Non ho mai trovato un idiota in riva al fiume»), a metà strada fra l’autobiografia e una lunga lettera d’amore per la natura – forse lo è stata, ma chi avrebbe il coraggio di chiederglielo?». Probabilmente solo Fonzie: in fondo, un “eeeeehi” non si nega a nessuno, nemmeno a Sua Maestà.

Simona Marchetti

Fonte : http://www.corriere.it/spettacoli/11_ottobre_13/fonzie-dislessia_79aaa722-f585-11e0-9479-439a0eb41067.shtml

 

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