EROI DEI NOSTRI GIORNI.

 

La triste farsa di chi dovrebbe avere la forza, la gioia e l’orgoglio di governarci si è prevedibilmente ed amaramente conclusa da poco lasciando sempre l’Italia divisa; in una fazione comanda solo un uomo, di certo anni luce lontano dallo stile di Petronio ma molto più simile alla spregiudicatezza e alla volgarità di Crasso e nell’altra comandano tutti per non comandar nessuno.

Il novello Crasso è un “venditore” prestato alla politica che si è fatto ricordare solo per le sue concubine, cosa a cui, peraltro, i vitrei occhi della storia sono ben avvezzi e dall’altra parte una furba, confusa e inconcludente fazione che di ultimo ci sta imponendo, oltre che cosa pensare, anche chi dovremmo prendere a modello: un modello “contro”.

“Contro” una parola fra tante, nell’eterna danza delle direzioni politiche e su coloro che dicono di voler “conservare” e coloro che si dicono “rivoluzionari”; un rutilante spettacolo umano chiamato democrazia in cui le prime vittime sono sempre la verità e il buon senso.

L’avvenimento che mi ha fatto “rigurgitare” questi pensieri blu neon è la morte di un politico: Lucio Magri che fa buona compagnia, in questo bizzarro Pantheon di eroi, ad altri come un certo Carlo Giuliani ed un certo Peppino Englaro.

Questa palma di essere “contro” una volta spettava a colui che si faceva martirizzare in nome di un qualcosa; oggi basta “gettarsi nel vuoto” per essere eroi… prodigi della modernità.

Ricordo, per chi non conoscesse le prodezze di questi nostri “modelli”:

Carlo Giuliani è stato ucciso da un colpo di pistola sparato da uno spaventato ragazzino vestito da carabiniere, il proiettile non era rivolto al Giuliani ma in aria ed il capriccioso Fato volle che il colpo rimbalzasse su un estintore che Giuliani “generosamente” stava lanciando al carabiniere; in effetti questo episodio mi riempie di ottimismo in quanto sono un grigio padre di famiglia che normalmente non lancia estintori né per “stima” né per rabbia…. così che anche io mi senta un eroe e sto ancora attendendo che mi intitolino, se non una sala in Montecitorio, come per Giuliani, almeno una strada.

Anche Lucio Magri si è fatto uccidere, anche se hanno la bontà di chiamarla “Eutanasia”, nella proletaria Svizzera non perché stava in fin di vita ma perché era depresso; in effetti la depressione è una brutta cosa, tanto che chi la conosce preferirebbe essere malato nel corpo piuttosto che nell’anima, eppure questo gesto è difficile da raccontare a qualche giovane che vorrebbe procrastinare l’improcrastinabile l’ora della sua morte.

L’episodio di Magris fa il paio con quello di Peppino Englaro il quale ha fatto morire la figlia, in coma da anni, di fame e di sete… avete presente lo stereotipo medioevale della gabbia appesa alle mura e popolata da uno scheletro chiuso dentro?

Cosa mi turba di questi “modelli”? Personalmente sono favorevole allo “staccare la spina” ma sono contrario all’eutanasia; solo Dio o il Fato, per chi non crede, è padrone di recidere il “filo della vita”; tuttavia comprendo la rabbia e la disperazione di chi la vuol far finita.

Insomma se non vuoi proprio più assistere alla tua agonia o a quella di una persona cara abbi il coraggio e la responsabilità di prendere TU una pistola e concludere la vita con un decisivo e violento gesto, frutto di un ultimo autentico sprazzo umano di vita… per non lasciare questo compito ad un gelido e sorridente staff “sanitario” svizzero.

Un grande artista come Monicelli, di certo di idee non conservatrici, ha scelto di farla finita passando dalla finestra ed in questo suo gesto estremo, prettamente privato e non pubblico, c’è tutta la voglia di chi si vuol far ricordare per quello che ha lasciato nel mondo e non per come ha lasciato il mondo.

Udm

 

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